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Il “Verfatto in Italia”: l’opinione di chi veramente lo vive

Posted on by ITALIANS DO IT

Pochi giorni fa abbiamo ricevuto una mail estremamente interessante ed illuminante che spiega in modo sintetico e preciso la posizione di chi veramente ancora opera giornalmente e con coraggio per salvaguardare il VERO Made in Italy.
La proponiamo integralmente e senza commenti, perché qualsiasi spiegazione sarebbe superflua.
Il Sig. Riccardo, Titolare della Trissed, un’azienda italiana di produzione di tavoli e sedie ci scrive:

Mi fa piacere di trovare ogni giorno un numero crescente di persone che la pensino in questo modo. Purtroppo il numero è ancora troppo basso.

Per me l’acquisto “Made in Italy” non è una beneficenza fatta ad aziende italiane per aiutarle a non chiudere ma è, applicandolo in maniera estesa, passare i soldi dalla tasca destra alla sinistra e, in ogni passaggio, accrescerne il valore.

Come imprenditore non mi aspetto nulla dalla nostra classe politica a livello di aiuti, di tutela dei prodotti, dal blocco delle importazioni, dalla semplificazione e snellimento del mercato del lavoro e altro ancora, sarebbe come mettere un sottile filo di nylon al posto delle cinghie di sicurezza ed aspettarsi che funzioni nel momento del bisogno, uno schianto certo ed imperdonabile, visto il suo preannuncio.

Detto questo molto spesso mi capitava di entrare in mobilifici a cui vendo i nostri prodotti e trovarmi paragonato ad altre aziende che importano e vendono prodotti cinesi simili per aspetto. Non tutti loro dichiaravano poi al consumatore finale la provenienza della merce e questo era ancora più frustante. Poi abbiamo tentato la svolta quando abbiamo cominciato ad etichettare tutto con il “Made in Italy”, articoli, cartoni, prodotti, cataloghi, newsletter, sito e quant’altro era possibile etichettare per arrivare con il messaggio direttamente al consumatore finale. Ma questa strada è poco fruttifera perché manca di visibilità in generale e poi perché ci sono troppe aziende, parlo del mio settore visto che le conosco, a staccare il talloncino Made in Cina “Guangzhou” per apporci sopra l’etichetta “Made in Italy”, e parlo dei marchi conosciuti, le stesse aziende che poi si ritrovano budget a sufficienza per pubblicità su giornali, riviste, radio, TV e web.

Noi ci applichiamo per continuare a produrre in Italia anche se la situazione diventa ogni giorno più pressante visto l’enorme esborso che, redditizia o MENO che sia l’attività, ogni mese lo stato esige dalle nostre tasche per pagare i propri dipendenti e la propria struttura.

Riccardo

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